20 novembre è la Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza

Nei report dell’Unicef la situazione dei diritti dei bambini negati: dalle morti premature alla mancanza di acqua potabile nella scuola, dal bullismo a malattie che si potrebbero prevenire. Africa e Asia sono le aree più colpite, ma alcuni fenomeni riguardano anche l’Italia

Infanzia e Adolescenza giornata mondiale I dati del 2017

Nel 2017 sono morti circa 6,3 milioni di bambini sotto i 15 anni, in pratica uno ogni 5 secondi, molto spesso proprio per cause che si potevano prevenire. Questo è solo uno dei drammatici dati che caratterizzano l’universo dell’infanzia e che parla dei diritti dei bambini violati. Una situazione sulla quale varrebbe la pena interrogarsi più spesso.

In particolare oggi, il 20 novembre, dal 1989 – anno in cui l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza – battezzato come la Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Unicef – morti premature: a rischio milioni di bambini

Foto: Unicef/UN017141/Shrestha
Foto: Unicef/UN017141/Shrestha

La media statistica di un bambino ogni cinque secondi. È questa la triste media che caratterizza le morti premature nel mondo.

Le stime sulla mortalità dei bambini arrivano da un rapporto dell’ente umanitario Unicef, che insieme all’Oms Organizzazione Mondiale Della Sanità, la Divisione delle Nazioni Unite per la popolazione e il gruppo Banca Mondiale, rivela come nel 2017 siano morti circa 6,3 milioni di bambini sotto i 15 anni, spesso per cause prevenibili: 5,4 milioni nei primi 5 anni di vita, mentre 2,5 milioni erano neonati.

Africa subsahariana – In cima alla lista Mortalità Infantili

La distribuzione geografica sposta l’ago della bilancia sui paesi dell’Africa subsahariana,dove è avvenuta la metà di tutte le morti sotto i 5 anni, ovvero un bambino su 13. Mentre se si parla di bambini tra i 5 e i 14 anni, la cui morte avviene per lo più per infortuni come annegamento e incidenti stradali, un bambino proveniente dall’Africa subsahariana ha un rischio di morte 15 volte maggiore che in Europa. Il maggiore peso sulla bilancia, in termini assoluti, proviene dall’Asia meridionale, che conta il 30% delle morti.

Una nota rilasciata dall’unicef Afferma:

«Senza un’azione immediata – sono le parole di Laurence Chandy, direttore dei dati, ricerca e politiche dell’Unicef – entro il 2030 moriranno 56 milioni di bambini sotto i 5 anni, la metà dei quali neonati».

Un argomento questo che tocca tutti i cuori, giovani vite spezzate, morti che in realtà potevano essere evitate, poichè frutto di cause prevenibili, come complicazioni durante il parto, ma anche malattie come polmonite, diarrea, sepsi neonatale e malaria.


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