Revenge porn – La pubblicazione di foto e video di contenuto sessualmente esplicito, senza il consenso delle persone rappresentate, diventa reato

Dalla Camera il sì per l’istituzione del reato di revenge porn, ossia il reato di “porno vendetta”, presente all’interno del disegno di legge sul “codice rosso”. La pubblicazione di foto e video di contenuto sessualmente esplicito, senza il consenso delle persone rappresentate, diviene un reato.

Revenge Porn

E’ punibile con la reclusione e il pagamento di un’ingente penale, ma a essere condannati saranno anche coloro che cedono o diffondono tali immagini al fine di creare un danno alle vittime.

on il revenge pornparliamo di due aspetti diversi dell’entrare in relazione: ci riferiamo sia all’intimità violata all’interno della coppia, sia a come ognuno di noi si mette in relazione alle notizie e alle immagini che circolano in rete.

Il ricatto o la vendetta perpetrata nella coppia sulla base di informazioni intime che sono state rivelate o estorte è un fenomeno noto, diffuso e antico, ma la capillare e irrimediabile violenza che consegue alla diffusione di video o immagini online è un fenomeno totalmente nuovo e non ascrivibile alla sola diffamazione.

Sexting e revenge porn

Il termine sexting consiste “nell’invio, nella ricezione o nell’atto di inoltrare messaggi di testo, fotografie o video sessualmente espliciti ad altri, generalmente tramite smartphone”.

Questa nuova moda nata fra i giovani, ma consumata anche dagli adulti e dai giovani adulti, ha una diffusione nettamente in aumento; due adolescenti su dieci hanno effettivamente sperimentato il brivido dell’invio di materiale intimo e con conetuto sessuale tramite i social media (secondo una ricerca effettuata nel 2018 da Skuola.net su 6500 giovani tra i 13 e i 18 anni).

Revenge Porn ecco cosa prevede

Carcere fino a 6 anni

Chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5mila a 15 mila euro.

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Punita anche la diffusione

La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o il video li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro danno.

Il ruolo dei social

Previste aggravanti se il reato è commesso dal partner o da un ex con diffusione via social: la pena è aumentata se i fatti sono commessi dal coniuge, anche separato o divorziato, o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa e nel caso in cui i fatti sono commessi attraverso strumenti informatici o telematici.

Tutele particolari per donne incinte e disabili

La pena è aumentata da un terzo alla metà se i fatti sono commessi in danno di persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza.

Nei casi più gravi procedura d’ufficio

Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. La remissione della querela può essere soltanto processuale. Nei casi più gravi si procede tuttavia d’ufficio.

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